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mercoledì 6 giugno 2012

parole e musica per resistere…

You don’t understand… you don’t understand…
Nella giornata di lutto per le vittime del terremoto in Emilia (lunedì scorso) Radio Due ha deciso di cancellare la  programmazione, mandando in onda solo musica e “voci e testimonianze” in un viaggio nell’Italia dei terremoti (non solo dell’Emilia, dunque, anche dell’Aquila, dell’Irpinia…). Musica e parole, solamente.

Musica per resistere, ripeteva la radio. Per resistere. Don’t give up…
Tornato a casa, in serata, ho acceso la radio. Lo faccio spesso. Un libro, un divano e la radio accesa. Oppure la musica. In atmosfere così il tempo scorre diversamente.

La radio era accesa, dicevo, come in molte sere. Purple rain… Purple rain…
La selezione musicale era talmente bella, avvolgente, che avrei voluto chiedere a chiunque i nomi di tutti quei brani che non conoscevo.
E poi ogni tanto quelle voci. Parlava ora una donna, ora un uomo, ora una ragazza. E allora chiudevo il libro che leggevo durante la musica e mi mettevo in ascolto di quelle parole. In atmosfere così gli spazi si riempiono diversamente.

Non c’erano immagini di case rase al suolo a distrarre l’attenzione dalle parole. E le domande ai sopravvissuti sembravano non fatte con un microfono in mano, ma solo da una persona vicina. Da un amico, magari. Ed erano domande che non volevano indurre al pianto o alla commozione, perché non c’era una telecamera a ghermire tali tipi di immagini. Così, il pianto sembrava più pianto. E la voce più spezzata. Povera patria…


Sono sempre stato attratto dalla fotografia e dai film, ma quando ho sentito la testimonianza di una ragazza che raccontava di essere scappata dal palazzo in cui abitava, e scappando, lungo il corridoio, aveva visto le mura crollare alle sue spalle, e poi il pavimento cedere, per poi ritrovarsi in mezzo alle macerie, tra puzza di gas fuoriuscito da tubi contorti, e acqua che si impastava con la polvere, be’… con la sua voce… solo con la sua voce quella puzza mi è sembrato di sentirla. Veramente. Ecco cosa può essere la radio. Ed ecco cosa possono essere le parole.
E poi cera quella musica… dolce… brano dopo brano… Musica per resistere, sì…
Mi sono addormentato così, ascoltando la radio. Prima di addormentarmi, però, mi è piaciuto pensare una cosa. E mi è piaciuto anche immaginarla, questa cosa. In atmosfere così l’immaginazione ti consente qualunque cosa.

Immaginavo che mentre ascoltavo una musica, ad occhi chiusi, nel buio, in quello stesso momento, a centinaia di chilometri di distanza, qualcuno sotto una tenda ascoltava la stessa musica. Ad occhi chiusi, con le distanze annullate dall'immaginazione, sembravamo uno accanto all’altro, chi più chi meno fortunato, ma uno accanto all’altro. Mi è piaciuto pensarlo. Perché quella radio me lo consentiva. Adoro la radio. Across the universe…

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