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giovedì 21 giugno 2012

Fiammiferi ed esplosioni…

Forse imprudentemente, e con una certa impudenza, l’aver sottolineato, in un post precedente, l'utilizzo della stessa metafora da parte di due scrittori, può essere sembrato un voler tacciare l’uno di un involontario plagio a scapito dell’altro.
Le cose non stanno così.

In letteratura c'è un continuo ritorno di concetti, idee, immagini già espresse, come… (un po’ scontata questa, ma è esattamente ciò che ho in mente) come accade con le onde, nel mare. A dirla tutta, di metafore – se non proprio di storie somiglianti – la letteratura ne è piena: tutto è già stato scritto e lo spazio per vere novità è ridotto al nulla.

Ultimamente sfogliando e rileggendo qualche pagina di Virginia Woolf, mi sono imbattuto in questo passaggio: “La grande rivelazione non era arrivata. La grande rivelazione non sarebbe mai arrivata. Al suo posto c’erano piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi accesi inaspettatamente nel buio…

Virginia Woolf


Questo può essere un concetto sublime, a voler azzardare un significato al senso della vita, e comunque coglie un qualcosa che gli è molto vicino. È naturale, allora, che una tale immagine possa essere stata riproposta con sfumature diverse.

Elizabeth Strout

Penso a un altro libro, “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strout. È un libro che in un primo momento avevo abbandonato. Poi ho capito il perché l’avevo fatto. Per apprezzarlo, non puoi leggerlo in qualsiasi momento della vita. Quando il tempo segue regole che ti sfuggono e ciò che ti accade appesantisce le idee, be’… quello non è il momento giusto per leggere “Olive Kitteridge”. Per altri può accadere il contrario, ma per me è stato così.  Comunque, la leggerezza nei tredici capitoli del libro (racconti, più che capitoli, perché se ne potrebbe leggere anche uno a sé) è tale che la quotidianità viene rivestita di piaceri sconosciuti, o solo dimenticati. Non c’è niente nel romanzo che abbia una reale importanza, eppure tutto, anche la situazione o il momento più insignificante, finisce per esserlo. Non volevo parlare del libro, però.
C’era quel pensiero della Wolf, in sospeso…


La Strout scrive “Il parere personale di Olive è che la vita si basi su quelle che lei considera “grosse esplosioni” e “piccole esplosioni”. Le grosse esplosioni sono il matrimonio, i figli, gli amici intimi che ci tengono a galla, ma queste cose nascondono correnti invisibili e pericolose. Ecco perché si ha bisogno anche delle piccole esplosioni: un commesso amichevole da Bradlee’s, per esempio, oppure la cameriera del Dunkin’ Donuts, che sa come vuoi il caffè. Sono faccende complicate, davvero.

I piccoli miracoli quotidiani, i fiammiferi accesi inaspettatamente nel buio della Wolf, con la Strout assumono caratteri più precisi, ben identificati, ma mantengono metaforicamente lo stesso simbolismo: piccole esplosioni/fiammiferi accesi. La “grande rivelazione” per la Wolf è proprio la risposta alla domanda Qual è il significato della vita? (testualmente la riporto da “Gita al faro”). Per lei la risposta non arriverà mai. La Strout, invece, azzarda una risposta, osservando il quotidiano, la realtà, ma soprattutto senza porsi, almeno in apparenza, quella domanda

Sullo stesso pensiero, e con nuuove sfumature, aspetto la prossima onda, ora.

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