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sabato 16 giugno 2012

Una cosa divertente…


PROFILO 1 

Ieri sono stato a un incontro in cui si è parlato di David Foster Wallace. C’erano cinque ragazzi a presentarlo. Anzi, una ragazza e quattro ragazzi, per l'esattezza. Bisogna essere precisi. Il nome del locale in cui si è svolto l'incontro è “Al Visconti”. Non lo conoscevo. Ci sono capitato per caso. Mi sono fermato vicino l'ingresso ad ascoltarli. Mi sono fermato perché non avevo altro da fare, nel senso che non avevo di meglio da fare. I ragazzi hanno parlato di post-moderno e new-realism, e di altro, facendo sfoggio del loro “sapere” con vaghe e inutili speculazioni di ogni genere. Ho capito ben poco di ciò che hanno detto. Mi son chiesto quanto aumentino le vendite di birre e panini, in serate come quelle. Mi sono augurato che tutti quei ragazzi siano già impegnati in un lavoro, un lavoro serio, perché sennò… quanto spreco di energie e di tempo da parte loro… Non si campa con i libri, non si campa con la filosofia, lo dicono le statistiche. E le statistiche non sbagliano mai. Quando sono tornato a casa avevo già dimenticato tutto, per fortuna. Ho fatto il mio solito giro su internet, ciccato su dieci/quindici mi pace, e a letto poi ho visto un po' la tv. Alla fine ho spento la luce e ho dormito.


PROFILO 2

Ieri ho fatto con l'auto 30 chilometri di corsa per arrivare in tempo, a Bari, e poter seguire un incontro su David Foster Wallace. Ero in ritardo, e l’imbarazzo di entrare in un locale già colmo di gente mi stava facendo desistere dall’idea.

Permesso, mi scusi.

Riesco a trovare uno spazio proprio nei pressi dell’ingresso. C’è un tipo accanto a me. Da qui posso vedere meglio chi conduce l'incontro.
Un ragazzo col pizzetto nero sta parlando. Devo entrare nel suo ragionamento. Mi sforzo di farlo. In breve ci riesco. Dopo di lui con la stessa attenzione seguo ciò che dice un ragazzo che mentre parla sorride, e, ancora, una ragazza che tenta di mettere entrambe le gambe sulla sedia – ma di lei mi colpisce la convinzione delle sue parole –, e poi un ragazzo con una maglietta nera – capisco che è uno scrittore da cosa si dice di lui –, e infine un ragazzo che, rimasto fino ad allora in silenzio, in attesa, legge qualche rigo di DFW.

Non ho cercato di capire cosa dicessero. quei tasti non in linea… usciranno mai delle note? Ho cercato solo di ascoltarli. un rumore metallico mi distrae, dei bracciali che urtano, appartengono a una donna, rimane solo il colore di un rossetto E li ho ascoltati così attentamente che anche quando sono andato via, in auto, al ritorno, senza la fretta dell’andata, il tragitto l’ho fatto in loro compagnia.
E non so, ma… ho cercato di vedere la città, la gente, le luci, e l’aria, tutto come se fosse… acqua.
A casa ho rispolverato i libri che ho di DFW. Ho riletto alcuni passaggi, appuntati a bordo pagina. Penso a quei ragazzi, a quello che sorride mentre parla, alla ragazza che tiene le gambe sulla sedia… So che la ragazza (il suo nome è Carlotta Susca) presenterà un suo libro alla Feltrinelli il 19 giugno. Un libro proprio su DFW. Cercherò di esserci. Sceglierò di esserci. Perché "ogni giorno sono costretto a compiere una serie di scelte su cosa è bene o importante o divertente, e poi devo convivere con l'esclusione di tutte le altre possibilità che quelle scelte mi precludono… (DFW)"
Mi addormento. Con la luce accesa.

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