Pagine

mercoledì 30 maggio 2012

pensando al terremoto…

"Nella mia vita è crollato tutto…"
"È stato come un terremoto…"
Quante volte abbiamo usato la metafora del terremoto per descrivere ciò che stava accadendo alla nostra vita? Magari dentro di noi era proprio così. Quando perdi un lavoro, quando svanisce un'amicizia in cui credevi, quando finisce un amore…


E poi accade.
Accade che un giorno, dalle immagini di un giornale o da quelle di un video, quella metafora assuma una forma precisa nei tuoi occhi.


E in quel momento capisci cosa vuol dire realmente quando crolla qualcosa, come nel caso dei patrimoni artistici custoditi nei secoli e rovinati al suolo in un istante. Capisci cosa può voler dire (perché puoi solo immaginarlo) ritrovarti per strada all'improvviso e tutto quello che ti è rimasto della vita è solo una coperta sulle spalle. Capisci cosa può provare un vecchio, costretto in una tenda a vivere i pochi anni che gli rimangono senza più nulla su cui contare, tranne i ricordi. E gli affetti.


Se nella casualità della vita – che non è brutalità della natura o ferocia del destino, come leggo e ascolto in questi giorni, ma solo casualità – se nella casualità della vita, dicevo, può arrivare il giorno in cui nelle mani ti rimangono solo affetti e ricordi, allora vuol dire che, fin da ora, dovresti salvaguardarli riponendo in loro una smisurata fede. Fede negli affetti e nei ricordi.

Di fronte a un terremoto, evento estremo per la sua forza devastante, mi viene da pensare che quanto più siamo vicini al crollo di tutto, alla fine, alla morte, tanto più capiamo il senso della vita.
Questo vale forse per chi davvero si è trovato a due passi dalla morte. Vale per chi ha vissuto le grandi guerre, dove accanto agli istinti più brutali si risvegliano valori come fratellanza, patria, soccorso, sacrificio…


Ma torniamo al terremoto e a noi. Della distruzione e della morte che guardiamo in uno schermo o sulle pagine di un giornale, cosa capiamo? Si risvegliano anche per noi quegli ideali, ecc.…

Le cose del mondo, le cose degli umani non vanno così. Fosse così facile capire il senso della vita…
Bastassero semplici immagini a correggere le aberrazioni che ci spingono all'odio, alla violenza, all'invidia, al potere…
Non sono bastate. Terremoti, alluvioni, frane, inondazioni… Non sono bastate. A guardare cosa siamo oggi, a giudicare dalla nostra indifferenza, non sono bastate. Dagli occhi, le immagini che guardiamo difficilmente sedimentano nella nostra coscienza.
Dovrebbero farlo, invece.
Allora, solo allora, basterebbero.

Nessun commento:

Posta un commento