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mercoledì 23 maggio 2012

Serate di parole

Come tanti ho seguito “Quello che (non) ho”, le serate su La7 di Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Ho letto qualche commento sulla trasmissione. In gran parte erano positivi, altri più critici. Ad esempio, c’è chi si è scagliato contro il “potere” editoriale di Fabio Fazio, chi ha ritenuto che la lunga durata della trasmissione fosse stata necessaria solo a contenere le pubblicità, chi ha esaminato i compensi stellari dei conduttori (cinquecentomila euro), chi, invece, era animato solo dall’antipatia per Fazio o Saviano.

Dimenticando tutto questo (ché in questo post vorrei parlare di altro), a me piace che il pubblico sia stato intrattenuto grazie a “semplici” parole.
Come “libertà”, “ponte”, “convivenza”, “poesia”, “futuro”,…
Era tanto che non accadeva.
A dire il vero, in alcuni momenti mi è sembrato un Sanremo della parola, con alla fine commenti del tipo “mi è piaciuto più quello…”, “è stato più bravo quell’altro quando…”, ecc. Certo che se penso, oggi, a ciò che si è detto durante quelle serate, in tutta sincerità devo dire che mi è rimasto ben poco. Come se si fosse parlato di “troppo”, e nessuna parola avesse avuto tempo, da sola, di essere metabolizzata: accade proprio così, invece.

Ma in fin dei conti mi va bene lo stesso, perché se da tutte quelle ore di trasmissione è scaturita anche una sola riflessione, di un solo istante, allora ne è valsa la pena.
Penso solo che, con tutte quelle parole profonde, con tutte quelle analisi del pensiero, e, principalmente, con tutti quei milioni di telespettatori, allora, da domani (che è già oggi) l’Italia dovrebbe essere un paese migliore.
Devo credere di sì.
Nonostante questo, però, in quelle stesse ore altre persone pensavano a fare di semplici bombole di gas ordigni di morte.
Mi rimane la speranza, allora, che la detonazione delle parole, come quelle ascoltate l’altra sera, distrugga l’indifferenza che alligna nelle nostre menti.

Che frase d’effetto come chiusura: siamo in tema di parole, no? Ma vorrei cancellarla, quella frase. Ché temo che l’apprezzamento della metafora, o dell’enfasi stilistica (qualora ci sia e qualcuno la riscontri) abbia la meglio sul contenuto.
E non vorrei.
Perché stiamo parlando dell’importanza delle parole.

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